Un esperimento di elettricità

Un ‘esperimento’ di elettricità a Borgo a Buggiano nel 1890.

La posizione centrale nella Valdinievole ha consentito alla comunità buggianese di rivestire una funzione di perno nel sistema dei collegamenti e la sua storia si è snodata attorno a fenomeni di lungo periodo, che hanno decisamente inciso sulle forme sociali, sulle propensioni produttive, sulla cultura e sull’arte: la vocazione commerciale e fieristica, espressasi nei secoli in una straordinaria molteplicità di forme (il mercato delle grasce, quello del bestiame, della foglia del gelso e dei bozzoli del baco da seta); la forza attrattiva sul piano della religiosità popolare, imperniata sul Crocifisso miracoloso della chiesa borghigiana e sull’antica devozione di cui era oggetto il tabernacolo dell’Annunciazione di S. Maria in Selva, collegata all’importante omonima fiera.

Questi elementi di lungo periodo hanno concorso a caratterizzare la società borghigiana quale comunità aperta, accogliente, ed hanno modellato le coscienze, l’identità locale. I borghigiani sono quindi stati portatori sempre di sentimenti di modernità, di apertura alla circolazione delle idee e delle culture. E questo, pur se il sistema produttivo è stato imperniato sostanzialmente sull’agricoltura, – e sappiamo che le società agricole sono da sempre strutturate in forme più chiuse -, ma quella borghigiana è stata un’agricoltura per certi aspetti specializzata (allevamento bestiame, macellazione, gelsobachicoltura, olio, vino e ortaggi), dipendente dalla commercializzazione dei suoi prodotti e quindi fortemente integrata nel sistema delle vocazioni mercantili e capace di alimentare opifici legati alle sue produzioni e di misurarsi con i mutamenti socio-economici.

All’alba del Novecento, il Borgo manteneva ancora sostanzialmente queste sue prerogative, essendo tra l’altro anche sede di pretura e capoluogo di Mandamento, arricchite da altri elementi della modernità: la
ferrovia, la tranvia Lucca-Pescia-Monsummano, l’elettricità, il cinema, le banche, gli spazi di spettacolo, il teatro, l’illuminazione pubblica, il telefono, il macello, la nuova scuola, l’acquedotto di Castelvecchio, che portò l’acqua nelle case del Borgo e di Buggiano, un gasometro per servire i Comuni di Pescia, Buggiano e Bagni di Montecatini. Altri segni di modernità si erano manifestati con le prime forme di associazionismo popolare postunitario: una società di reduci delle patrie battaglie, la Società di Mutuo Soccorso fra gli operai di Buggiano, una Società di Ginnastica, una “biblioteca circolante” intitolata a Coluccio Salutati, una cooperativa di consumo, una società per i lavoratori agricoli, la banda musicale.

Così, Cipriano Cipriani, a ben ragione, utilizzò come titolo del suo libro su Buggiano, edito nel 1908, l’espressione “Il cuore della Valdinievole”. In una guida della Valdinievole del 1909 il Borgo fu presentato come «capoluogo di mandamento con belle abitazioni e comodi alberghi ….. fabbriche di pane e pasta e biscotti, fra cui primeggiano quelle dei F.lli Bernardi e di Attilio Giovannini più volte premiate per i loro squisiti cantucci. Ogni martedì ha luogo il mercato dei bestiami che è uno fra i più interessanti della Toscana. La stazione ferroviaria si trova a circa trecento metri dalla fermata del tram». E Guido Biagi, nella sua famosa guida della Valdinievole del 1913, scrisse: «Il Borgo … è uno dei più grossi e ricchi luoghi della Val di Nievole».

Un piccolo, ma significativo evento accaduto nel 1890, documenta questa dinamica positiva di Borgo a Buggiano: la prima manifestazione della luce elettrica. È narrato in un periodico locale, Il Mefistofele, n. 14 del 12 aprile 1890: durante la Pasqua il paese si riempì di forestieri per ammirare l’esperimento di illuminazione a luce elettrica della Torre dell’Orologio. Un ‘”evento” appunto per quegli anni, considerato che solo nel primo decennio del ‘900 l’elettricità arrivò a Borgo a Buggiano e in altre comunità della valle.

Ancora non esistevano centrali di produzione di elettricità, ma alcune aziende approntavano già sistemi di illuminazione puntuale con l’intento di dimostrare le enormi possibilità che questa nuova forma di energia permetteva. E i borghigiani questa occasione non se la fecero sfuggire. Possiamo immaginare bene la grande impressione che dovette fare nella serata di Pasqua di quell’anno la bella torre medievale artisticamente illuminata e l’evento fu così ben pubblicizzato che accorsero genti da ogni parte e anche i forestieri che frequentavano i Bagni di Montecatini, i quali, del resto, in buon numero, pernottavano negli alberghi borghigiani, più economici di quelli della stazione termale, recandosi giornalmente ai “bagni” per le cure.

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