La “pillola” di questo mese di maggio 2023 riguarda lo sport ciclistico.
La bicicletta
La storia della bicicletta ebbe inizio nel 1816, quando il barone Karl Friedick Drais costruì la laufmaschine (“macchina per correre”): due ruote di legno con otto raggi e un manubrio mobile che consentiva di dirigerla, facendola avanzare con la spinta dei piedi sul terreno. Nel 1818 in Francia fu chiamata vélocipède o draisienne, dal nome del barone. Nel 1861 il meccanico bretone Pierre Michaux, con l’aiuto del figlio Ernest, costruì il primo biciclo, adattando al mozzo della ruota anteriore una sorta di pedale. In Italia si ha notizia del primo velocipede a pedali nel 1867, un Michaux acquistato da un birraio di Alessandria, Carlo Michiel, che poi diventerà vicepresidente dell’Unione velocipedistica italiana. Nel 1868 circolavano già i primi velocipedi di fabbricazione italiana e tra i costruttori si distinsero i Santacroce a Firenze. Il biciclo, con la sua ruota anteriore molto alta, aveva destato riserve nelle popolazioni urbane per i pericoli derivanti da cadute e squilibri dei guidatori – incidenti piuttosto frequenti -, costringendo le autorità locali a introdurre divieti e norme severe per la circolazione di questi mezzi. La prima bicicletta con trazione posteriore e catena risalirebbe al 1868, costruita da Meyer e Guilmet. La storia assegna poi l’invenzione del pneumatico a un veterinario scozzese, John Boyd Dunlop, che lo brevettò nel 1888; nel 1891 i fratelli Édouard e André Michelin di Clermont-Ferrand inventarono il pneumatico smontabile, con il copertone separato dalla camera d’aria. I due termini, velocipede e bicicletta, si differenziarono ben presto. Il termine bicyclette (da cui l’italiano bicicletto, poi bicicletta) comparve in Francia intorno al 1880 come diminutivo di bicycle. Il biciclo continuò a denominare il veicolo con il pedale applicato sulla ruota anteriore e il termine bicicletta fu utilizzato per i veicoli con due ruote di egual diametro e con trazione a catena.
La prima gara velocipedistica in Italia
La prima gara italiana velocipedistica avrebbe dovuto tenersi il 10 febbraio 1869 a Milano, organizzata dalla Società dei Meneghini, ma i tre iscritti non si presentarono alla partenza. Il Comune di Padova, il 25 luglio dello stesso anno, organizzò una gara regionale di velocità al “Prato della Valle”, abbinata a una corsa di cavalli e vinta dal padovano Antonio Pozzo. A Udine, per la festa di San Lorenzo, sui viali dei giardini pubblici si disputò una corsa di velocità sulla distanza di due km, vinta da un turista francese. La prima competizione ufficiale fu però la famosa gara internazionale organizzata nel 1870 sul percorso Firenze-Pistoia, vinta da Rynner Van Heste (il cui vero nome era Rynier van Nest), un americano poco più che quindicenne, che tagliò stremato il traguardo, posto appena fuori Porta Carratica, in 2 ore e 12 minuti alla considerevole media di circa 15 km all’ora; montava un biciclo con la ruota anteriore di ottantacinque centimetri di diametro e quella posteriore di 50 centimetri.
Quando il velocipedismo, con l’imporsi della bicicletta e il tramonto del biciclo, acquisì sempre più connotazioni sociali e sportive, si correva un po’ dappertutto, anche nei centri abitati.
La prima corsa ciclistica in Valdinievole
La prima corsa in Valdinievole di cui si ha notizia si svolse proprio nel nostro paese, Borgo a Buggiano, nel “cuore” della Valdinievole, dove il velocipedismo aveva trovato particolare interesse nel ceto commerciale e mercantile. Per la Festa di S. Antonio del 1890 velocipedisti borghigiani e pesciatini (a Pescia sarà poi fondato il primo Club velocipedistico della Valdinievole) improvvisarono una corsa sul tragitto da S. Maria in Selva alla locanda Frediani, posta lungo la strada centrale del Borgo, immediatamente dopo il ponte sul torrente Cessana. Così leggiamo in una cronaca del periodico L’imparziale, n. 25 del 20 giugno 1890:
… i campioni si contesero per un buon tratto la vittoria, la quale, non sappiamo di certo a chi attribuirla, stante la parità di forze dei medesimi, che arrivarono alla meta madidi di sudore come focosi destrieri. Il popolo gaudente a tanta novità rimase oltre ogni dire soddisfatto, e mostrò vivo desiderio di potere applaudire quanto prima a una seconda corsa di quel genere
Non conosciamo né quanti corridori si presentarono alla partenza, né il vincitore della gara, né se fu un borghigiano o un pesciatino. Ma possiamo immaginarci la scena: il percorso era all’incirca di un chilometro; la partenza sarà stata data nei pressi del Convento agostiniano di S. Maria in Selva; la prima parte di strada non era lastricata e i “focosi destrieri” avranno alzato un gran polverone pestando con forza sui pedali; la gente avrà affollato i lati della strada, attratta dall’assoluta novità, ma ci saranno stati anche i detrattori della pratica velocipedistica, intenti a scuotere la testa davanti agli entusiasmi degli atleti e all’interesse degli spettatori; non saranno certamente mancate piccole scorrettezze, magari per evitare di essere sorpassati nella volata finale; forse non c’erano nemmeno giudici al traguardo, che avrebbero potuto sancire un vincitore ed è probabile che, “stante la parità di forze dei medesimi” di cui scrisse il giornalista, i velocipedisti avranno discusso alquanto sulla rivendicazione della vittoria. I loro animi poi forse si saranno calmati quando, dopo tanta fatica e ancora “madidi di sudore”, si saranno riuniti a festeggiare con un bel “gotto” di vino in una delle tante “mescite” del Borgo.
Ebbe inizio così una passione per lo sport ciclistico che contraddistingue ancora oggi Borgo a Buggiano e che ha quindi quasi 140 anni di storia affascinante!



